Perché procrastinare è così piacevole? Ecco cosa succede nel nostro cervello

Ti sei mai chiesto mai chiesto perché siamo tentati di rimandare? Cosa succede dentro di noi? Ecco le spiegazioni…

“Procrastinare è come utilizzare una carta di credito: ci si diverte molto fino a quando non arriva il conto.”

Christopher Parker 

Procrastinare ossia rimandare. I tempi variano da persona a persona, e in genere si tratta più o meno di farlo all’infinito.

Ma perché è una pratica così comune e talvolta così spontanea? Quali sono i meccanismi che s’innescano nel nostro cervello e che ci portano poi a fare della procrastinazione una vera e pericolosa attitudine?

Mi piacerebbe spiegartelo con una specie di vignetta. Ti chiedo solo un pizzico di fantasia. Ce la puoi fare? Bene, andiamo allora!

Tom and Jerry…

Ricorderai di sicuro il cartone animato di Tom e Jerry (credo sia conosciuto in tutto il mondo), dove episodio dopo episodio il gatto e il topo sostenevano un’eterna lotta di potere. Alcune volte poi Tom era tentato di fare seriamente del male al piccolo Jerry, ed era in questi momenti che comparivano i personaggi di cui voglio parlarti: il diavoletto e l’angioletto.

Te li ricordi?

Stavano ognuno su una spalla di Tom e gli dicevano cosa fare. Il diavoletto esultava per eliminare il topo, mentre l’angioletto lo spingeva ad esser buono. Ci sei? Ora, anche se non è di bene e male in senso stretto, che stiamo parlando, la sostanza è la stessa e ciò che accade nella nostra testa somiglia davvero tanto a questo disegno.

Ora immagina di essere te stesso e di trovarti a pensare “ho questo (specifico) lavoro da fare. Adesso ho del tempo a disposizione. Quasi, quasi… lo faccio”. In quel preciso istante angioletto e diavoletto compariranno sulle tue spalle.

Il primo ti dirà “sì, dai bravo. Fai il lavoro, così poi sei contento”. Mentre il secondo strillerà dall’altro lato “No! Ma perché devi impiegare il tempo così?! Con tutte le cose belle che puoi fare… E rilassati! Su, accendi la TV, magari becchi quel film che ti piace tanto. Oppure, collegati a Facebook. Sì, grande ideona! Devi assolutamente sapere cos’hanno fatto i tuoi amici. Chissà quante cose ti sei già perso!”

E tu stai ancora lì qualche istante a riflettere su da farsi, mentre…

L’angioletto: “Fai il lavoro, ragazzo. E’ veramente importante.”

Il diavoletto: “Face-book! Face-book! Face-book!”

Ecco, a questo punto hai 2 opzioni: se per natura non sei un procrastinatore, darai un colpo di mano all’omino cornuto, facendolo sparire, e ti farai il tuo bel lavoretto. Se invece sei un procrastinatore, ti collegherai a Facebook o accenderai la TV.

C’è da dire che essere padroni del proprio tempo ci addossa anche delle serie responsabilità. L’età adulta comporta abilità di gestione. Non è più come quando eri bambino e le tue azioni erano regolate dai grandi. La mamma ti diceva “studia!” e tu studiavi, la mamma ti diceva “dormi!” e tu dormivi, la mamma ti diceva “puoi giocare” e tu giocavi. Con l’arrivo della libertà, le cose per certi versi, si complicano. Perché ora sei tu che stai al timone, tu che decidi rotta, velocità e tappe da raggiungere.

Il bambino Vs L’adulto

Il punto da mettere a fuoco sta proprio nella differenza tra un bambino e un adulto. Un bambino vive nel costante bisogno di soddisfare le sue esigenze/desideri, e per far questo da la massima priorità a ciò che fornisce una gratificazione immediata. Un bambino pensa solo al presente, al piacere momentaneo. Prima di decidere se fare una cosa o meno, non mette in conto le lezioni che il passato gli ha insegnato su quel particolare argomento, né decide in vista del futuro.

Lui tende alla felicità “rapida”. Vuole mangiare una stecca intera di cioccolata? Lo fa. E si lecca pure le dita. Non pensa al fatto che l’ultima volta che ha mangiato tutta quella roba, ha pianto due ore per il mal di pancia (passato) né che tra un po’ (futuro) oltre all’indigestione si beccherà pure la sgridata della mamma, perché il suo è proprio un vizio.

L’adulto invece, seppure vive con l’obiettivo di soddisfare le sue esigenze e i suoi desideri, impara a pensare nel lungo termine, valuta ciò che intercorre tra un desiderio e la sua realizzazione, e mette in conto le conseguenze. Non agisce senza pensare. Non attua la strategia del “tutto e subito”.

Il procrastinatore vive sostanzialmente come un bambino. Da retta al suo “diavoletto” personale e si lascia dominare dall’istinto a gratificarsi nell’immediato.

Nel momento in cui quell’istinto vince, e tu ad esempio ti colleghi a Facebook, molto probabilmente investirai in quell’attività più tempo di quanto avessi preventivato, tanto da lasciarti poco o nessuno spazio per ciò che d’importante avevi da fare. Magari pensi anche di avere il controllo della situazione, forse dici “entro un attimo a guardar le notifiche e poi mi metto a lavoro”.

Beh, avrai riscontrato che l’autocontrollo in questi casi è molto difficile da mantenere. Perché magari tra le notifiche becchi una tipa che ti piace, ed entri nel suo profilo, e guardi le sue 937 foto, e poi esci sì, ma il tuo ex compagno di liceo ti scrive in chat e ti racconta della fidanzata che lo ha lasciato per un altro (che magari è la stessa di cui tu hai guardato gli album strepitosi), e tu devi consolarlo, e intanto ti passa in home un link da pubblicare, e ti cliccano i “mi piace” e stai di nuovo sulle notifiche…

Devo continuare? La morale della favola è che hai fatto qualcosa di diverso da ciò che avresti dovuto fare, qualcosa di meno importante di ciò che dovevi fare, qualcosa che decisamente potevi evitare. Il risultato è che hai sprecato tempo, senza contare che “quel che dovevi fare” è ancora lì a bussare alla tua porta.

Eh sì, perché questa è una delle conseguenze peggiori del procrastinare: gli impegni restano lì a fissarti, come bollette non pagate, a ricordarti che quella cosa prima o poi dovrai deciderti a farla.

Una tortura. Uno stress inaudito. Quando poi la tua è un’abitudine, l’impegno -al singolare- diventano due fratelli, una famiglia, o una razza intera.

A quel punto cosa farai?

Te lo dico io:

1-ti farai prendere dal panico

2-inizierai a lavorare di corsa

3-farai tutto male

Il tarlo del panico in realtà ti avrà accompagnato per tutto il tempo in cui hai rimandato il tuo impegno importante, ma diventa decisamente insopportabile quando si avvicinano le scadenze per l’adempimento dei tuoi doveri. A quel punto l’istinto alla gratificazione immediata andrà a farsi benedire, logorata inesorabilmente dal panico incombente.

Esiste un’altra opzione infine per chi si fa ingoiare dalle dimensioni enormi e spaventose che i nostri impegni avranno raggiunto a quel punto: mollare tutto, rinunciare, “annullarsi” completamente. Quello però è il paese che si chiama “Fallimento”.

In situazioni del genere (sia che fai tutto alla fine o ti esimi completamente) non è strano che si venga sopraffatti dei sensi di colpa, ci si recrimini la cattiva gestione delle risorse, e ci si senta degli incapaci perché non si riesce ad adempiere alle proprie responsabilità. Comportamenti di questo tipo danno facilmente adito a complessi d’inferiorità (quando ci si rapporta con persone che mantengono gli impegni e realizzano progetti), ansia, disprezzo per se stessi, e a fenomeni più o meno gravi di depressione.

A conti fatti, ci sono dei motivi precisi per cui dovresti smettere di procrastinare:

1)      E’ sgradevole – Ti fa sprecare tempo e vivere male.

2)      E’ dannoso – Non ti permette di sviluppare il tuo effettivo potenziale perché investi le tue risorse in cose che non portano frutto.

3)      E’ limitante – Il tempo che perdi in attività superflue ruba a quello che potresti dedicare a cose bellissime che arricchiscono te e la tua vita.

Pensi valga la pena lavorare su te stesso per avere il controllo sulle cose da fare, e affinché non siano invece loro ad avere il controllo su di te?

Sì? E allora che aspetti? Comincia, ma fallo adesso!

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